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Utente: valmelie
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giovedì, 05 marzo 2009 - In a Pink Day
Me ne vado così, oggi, per la strada, sotto il mio ombrello rosa e il mio ipod rosa. In un mondo rosa che balla nella mia immaginazione. Anche l’orologio mi è amico. E canticchio sotto la pioggia che oggi non sa di triste, canticchio cullando le promesse in me, tenendole lì. Ignare del mio pensiero di oggi, sotto la pioggia, sotto l’ombrello rosa. Tra una pozzanghera e l’altra, una strofa suona e risuona e non riesco a non cantarla, oggi sotto la pioggia:
“For some reason I can't explain - Once you go there was never, never an honest word That was when I ruled the world”
scritto da: amelie | 08:58 | Permalink | commenti (15)
mercoledì, 14 gennaio 2009 - S A R A
L'ho conosciuta in un periodo strano della mia vita. In un momento in cui capivo per la prima volta l'importanza di accorgersi delle persone che ti circondano. Anche solo per caso. Anche solo per poco.  L'ho incontrata alla prima lezione di shiatsu. Disciplina che mi ha curato l'anima, sciolto i nodi, contate le lacrime in silenzio. Ai margini del tappeto, seduta sulle ginocchia, do uno sguardo ai partecipanti del corso. Donne di diversa età, una coppia etero e una coppia homo. Sono la più carina deduco velocemente, in uno stupido gioco di vanità che faccio spesso. Poi è arrivata Sara e si è seduta accanto a me presentandosi timidamente. Lei non è carina, è bella, assolutamente bella. Ci sorridiamo decise a superare l'imbarazzo della non-conoscenza. Ci dividiamo in coppie e Sara ed io ci scegliamo senza neanche chiedercelo.
Dopo ore di esempi e apprendimento, la pratica. Sara si stende sul tappetino pronta a ricevere da me il trattamento shiatsu .
"Se ti faccio male dimmelo" l'avverto preoccupata.
"Non limitare la tua forza, mi piace se la pressione è forte. Spingi pure fino in fondo" mi rassicura.
Mi seggo al suo fianco, lei distesa a pancia sotto. Faccio un sospiro profondo, sono un po' nervosa. Le poggio una mano sulla schiena per stabilire il primo contatto, per trasferirle il mio calore. Mi alzo sulle ginocchia e assumo la posizione "del cane" iniziando le pressioni sul suo corpo attraverso il palmo delle mani. E' esile, minuta. Il sedere tondo, le gambe lunghe. La schiena piccola. Presso su fino al collo, le sposto delicamente i capelli lunghi biondi e poi mi muovo con il corpo verso le sue braccia distese sopra la testa. Sono vicinissima a lei, la sovrasto. Il mio seno le sfiora quasi il capo. Le stringo le mani, calde le mie, fredde le sue. Le riscaldo e le stringo forte. Sento il suo profumo, ed è inebriante. In quel contatto ho un brivido, in quella stretta mi sembra di prendermi cura di lei. Di trasferirle tutte il mio calore. Tutta me stessa.
"E' stato bellissimo", mi dice alla fine del trattamento "sei bravissima".
I suoi occhi sono grandi e del colore del cielo. Mi fissano stupiti e soddisfatti. I capelli lunghi, lisci, biondi, con una frangia che le addolcisce il viso. E' giovanissima. I suoi vestiti da studentessa con poche risorse. Scorgo un perizoma sotto i leggins. Abbiamo finito e vado nel camerino a cambiarmi. Ho male ai polsi per lo sforzo delle esercitazioni in otto ore.
"Posso entrare anche io con te, devo solo cambiare la maglia e le scarpe" mi chiede gentimente.
"Sì, certo" rispondo un po' imbarazzata.
Lo sono sempre in situazioni simili. Mi spoglio, resto in mutandine e reggiseno mentre lei mi dà a parlare. Si sofferma e mi dice "sei bella". Un angelo che mi guarda e dice "sei bella". Una morsa allo stomaco. Sorrido scuotendo la testa :
"Non direi, tu sei bellissima... bellissima".
Mi accarezza il viso e fa scivolare la mano leggera dalle lunghe dita affusolate lungo il collo, mi sfiora il seno e poi scorre giù su tutto il braccio fino a trovare la mia mano. Con l'altra le cingo la vita. Chiudo gli occhi e sento le sue labbra posarsi sulle mie. Il suo profumo, il suo sapore. Scoppiamo a ridere e finiamo di rivestirci.
 "Ti va un caffè? Mi piacerebbe passare un po' di tempo con te?" mi propone.
Accetto. Ci sediamo in un bar in centro. Guarda il menù e preoccupata esclama:
"Forse è meglio andare, qui ci pelano!".
Rido a quella osservazione buffa. La mia età e le maggiori possibilità economiche mi danno una sensazione di onnipotenza davanti a questa ragazza così bella, che pende dalle mie labbra e che non mi stacca di dosso quegli occhi azzurro intensi, languidi e ingenui . Le sorrido e la rassicuro:
"Prendi pure quello che vuoi".
Parliamo di me, di lei, come se ci conoscessimo da sempre. E mentre parla, la osservo. Così bella, così giovane, disarmante, irresistibile. Se fossi un uomo perderei la testa per lei. Desidererei essere sommersa dal suo profumo, vivrei dei suoi sguardi, fino ad appagare la voglia di toccarla, morbida, sinuosa, di scivolare dentro di lei. Di averla.
Arriva il conto.
"Faccio io" dico risoluta. "
Grazie, non devi davvero" risponde lei e mi accarezza la mano.
Ancora un istante i miei occhi nei suoi occhi così liquidi. A me piacciono gli uomini, mi dico. Mi convinco. Anche se lei è così bella.
scritto da: valentina | 19:17 | Permalink | commenti (18)
martedì, 16 dicembre 2008 - AUGURI SPECIALI
Capita che tra le cose belle della vita ci sia una radio. Cresce con te e ti accompagna in ogni istante. È sempre lì, con le voci di sempre e con le voci nuove. Incredibilmente giovane, nuova. Rassicurante e familiare. Momenti felici, spensierati, scazzati. Da sola, con l'amica del cuore. Tra i baci di passione. In una serata tra vecchi amici. Con i miei fratelli. Riempie i vuoti, esalta i momenti di gioia, consola, insegna, fa ridere, e tanto sognare. Fino a scoprire che non puoi farne a meno, che è la voce della tua vita, la musica di ogni momento. A volte fa addirittura piangere. Lacrime di commozione  come in questa canzone di Auguri riportata qui di seguito. Perché voglio sentirla e leggerla, ancora e ancora, anche qui. In questo piccolo angolo di web che sa di me. Auguri Radio Deejay - Auguri radio dei giorni miei!
 
 
fonte it.fan.radio.deejay
 
[Linus] A te che sei l'unica al mondo, l'unica canzone, che ascolterei sempre da capo e poi di nuovo ancora,
[Federico Russo] musica in volo dentro un giorno pieno di parole,
[Carlo Lucarelli] il cuore al centro di una notte che non fa paura.
[Nicola Savino] A te che sei come una bimba dalle guance rosa, come la mia ragazza e il sole sopra un cielo blu,
[Platinette] a te che hai sempre il megaciclo ma non sei nervosa, a te che ascolto in diffusione e che rivedo in tv.
[Luciana Littizzetto] A te che suoni forte e chiaro che è una meraviglia, e io che provo a prender te come tu prendi me,
[Alessio Bertallot] Fai scomparire tutto il grigio e mescoli i colori, la radio è dentro la mia stanza e tutto il mondo fuori.
[Federico Russo] A te che sei, semplicemente sei,
[Digei Angelo] amica dei giorni miei,
[Fabio Volo] compagna dei giorni miei.
[Irene Lamedica] A te che sei di una frequenza la modulazione, che sei presenza voce e suono ideale per me,
[Albertino] una nazione intera dentro a una radiostazione, che mi cattura, mi sorride, e che mi porta con se. [Aldo Rock] A te che ascolto in motocarro, in treno e in torpedone,
[Andrea Pellizzari] dentro a un'auto, in velocipede e sull'ovovia,
[Digei Angelo] che in certe zone non si sente e gira un po' il co...ne,
[Roberto Ferrari] ma spesso e volentieri torno in piena sintonia.
[Laura Antonini] E adesso che verrà l'inverno e tornerà Natale,
[La Pina] e attenderò la prima neve per giocarci con te,
[Diego] sui tetti bianchi, fra le antenne, tu mia principessa,
[Andrea e Michele] che cambi un poco tutti i giorni e resti sempre la stessa.
[Irene Lamedica] A te che sei, semplicemente sei,
[Luciana Littizzetto] amica dei giorni miei,
[Fabio Volo] compagna dei giorni miei.
[Mangoni] E poi lo sai,
[Linus] ci sono cinque o sei,
[Elio] motivi per cui farei, Natale a Radio Deejay.
[Vic] Il primo è che ci arrivo in slitta con il panettone,
[Ivan Zazzaroni] tu già lo sai qual è il secondo, festeggiare con te,
[Nicola Vitiello] terzo motivo è che mi sento ancora un bambinone,
[Gianluca Vitiello] e che a Natale son contento senza un vero perché.
[Nikki] Il quarto è che Babbo Natale canterà allo stadio, il quinto è che i Re Magi in coro si uniranno al refrain,
[Stefania Salardi] il sesto è una canzone che la sentirai alla radio,
[Marisa] più che un motivo è un motivetto, e fa all'incirca così.
[Fabio Volo fischietta]
[Fabio Volo] L'ha scritta un vecchio amico che fa i dischi sopraffini,
[Trio Medusa] lo canteranno insieme belli brutti e Cherubini, perché Natale sta arrivando e per fortuna che c'è.
[Lorenzo Cherubini] E a te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei, AUGURI RADIO DEEJAY. [Lorenzo Cherubini più coro] E a te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei,
[Elio] RADIO DEI SOGNI MIEI.
[Lorenzo Cherubini, parlato] AUGURI RADIO DEEJAY!
scritto da: amelie | 16:49 | Permalink | commenti (18)
venerdì, 07 novembre 2008 - TULAYET
Sarà la pioggia, sarà l’Autunno che anticipa l’Inverno. Ma ho già nostalgia di Tulayet.
Si arriva da una pineta fresca che ricorda l’infanzia lontana, quella dei boschi alla ricerca disperata di ombra e fresco nelle lunghe, interminabili estati torride. Invece qui a Tulayet, il caldo non è mai soffocante, è equilibrato, oserei dire. Un concetto, quello dell’equilibrio, che ben si presta a descrivere questo posto. Così come il termine “paradisiaco”. Equilibrio paradisiaco. Unico. Introvabile. Scendendo dalla pineta si scorge un po’ alla volta la spiaggia, e a tratti il mare. È ancora miracolosamente come sempre. Ogni anno si arriva qui con la paura che le cose siano cambiate. E invece ecco lì la casa-cucina di Chez Jean, i materassini e gli ombrelloni blu che occupano la metà destra della spiaggia… naturista. Sì, questo è un paradiso naturista. La gente, quasi tutti francesi, si riversa su questo lembo nascosto di mare già all’alba per prendere il posto migliore sul bagnasciuga. Il mare è verde cristallino e l’acqua sempre tiepida, fresca. Il bagnino è ancora lì, biondo con gli occhiali da sole e il boxer fino alle ginocchia. Saltella da una parte all’altra della spiaggia attrezzata, pavoneggiandosi tra le signore. I frequentatori, famiglie per lo più, sono qui ogni anno. Incredibili i francesi, o questi almeno. Appena arrivati, dopo aver tolto i vestiti, non faccio neanche più caso alla mia nudità e a quella degli altri. Qui ho imparato ad apprezzare la naturalezza dello stare nudi insieme ad altre persone. Si chiacchiera tranquillamente, si scherza, si fa il bagno. La bellezza di nuotare nuda fra queste acque, di immergermi e riemergere lontano dalla riva in un mare sempre più avvolgente e trasparente. Sentire l’acqua scivolare sul mio corpo senza impedimenti mi regala consapevolezza di me stessa, così come sono, tutta qui, esposta senza provare nessuna timidezza, nessun imbarazzo. Ho anche imparato che la nudità non è un lusso esclusivo dei corpi belli e giovani. A Tulayet c’è un via vai incredibile, ed ogni corpo ha una storia da raccontare. Ogni piega, ogni ruga, ogni forma esprime personalità. Nessuno ha paura di essere se stesso. Non c’è un secondo fine. Ci si diverte come in qualsiasi altro posto, o forse di più, grazie alla naturalezza, alla libertà e alla tolleranza che rendono speciale questo luogo. E tutti ne sono consapevoli. È Estate. La signora dagli occhi incredibilmente azzurri, la pelle molto scura e i bei seni gonfi, maturi è ancora qui con il marito e le figlie e fa combriccola con gli amici dei materassini a fianco. È sempre solare, bella nonostante l’età. Poi ci sono le tre generazioni, nonna, mamma e figlia, presenti anche quest’anno. La nonna è molto magra e abbronzata. Un corpo segnato severamente dal tempo e la pelle cadente. I capelli cortissimi bianchi. Mi affascina la continuità della tradizione nella figlia e nella nipote. E poi Patricia. Tipa strana, muscolosa, matta. Ha il suo bazar-ombrellone con mille parei colorati leggeri, trasparenti, da lei confezionati. Va in giro su e giù per la spiaggia a mostrarli alternandoli in una sfilata continua. Salutando questi, parlando con quegli altri. Quest’anno finalmente mi decido e vado da lei. Non parlo francese, ma ci intendiamo. Mi mostra mille parei e li prova su di me. Mi cinge, i suoi seni contro i miei, le sue braccia mi circondano, ridiamo quando non ci capiamo. Alterna i vari parei sulla mia pelle: “questo è troppo chiaro”, “questo è troppo vivace”… due tre parei sul mio corpo nudo. Poi decide che è lui che deve scegliere. E lo raggiungiamo. Io che mi muovo in mezzo agli altri con i parei trasparenti addosso. Lui non sa bene, alla fine ne scelgo io due, e non me ne separo più. A mezzogiorno l’aperitivo all’ombrellone di Tizio o di Caio. C’è quel gruppo di amici over 60 che si riuniscono in acqua attorno ad un grande salvagente. Un rito quotidiano. Brindano con champagne, urlanti e festosi. Poi il pranzo, ed entra in scena la particolarità del posto, la meraviglia. Una casa vecchia che funge da cucina con un ampio pontile che si estende fino al mare con tavoli e sedie in plastica bianca e ombrelloni blu. A prima vista l’insieme appare piuttosto raffazzonato, ma questo non deve far pensare ad un servizio scarso o ad una cucina di bassa qualità. Le specialità della casa sono il pesce appena pescato alla mediterranea cucinato al forno, rigorosamente a legna, e la bouillabaisse alla marsigliese. Tutto annaffiato con dell’ottimo vino rosè o, per chi può osare - e qui sono tanti -champagne. Da mezzogiorno in poi il golfo, in cui si adagia questa splendida spiaggia, si riempie di barche che vengono a posta per pranzare da Chez Jean, una leggenda dagli anni 50. E qui si mangia e si beve a volte fino a sera, tra chiacchiere e risate, anche se il francese non lo conosciamo. Ma un bicchiere dopo l’altro e tutti parliamo la stessa lingua. Ogni pretesto, un brindisi. Viva l’Italie, viva la France! Viva Tulayet! Prossimo appuntamento, 21 giugno, la festa dell’Estate!
scritto da: valentina | 08:57 | Permalink | commenti (17)
giovedì, 23 ottobre 2008 - Torbida Mente
Era emozionante, assolutamente travolgente. Partiva dallo stomaco, andava giù, per poi impossessarsi della testa. Fino a diventare un’idea fissa. L’aveva chiamata “torbida eccitazione”, e no ne avevo compreso il senso. Mi ero stranita. Per me non era torbida, era sana, irresistibile, traboccante, folle. Aveva detto mi piace così, essenziale, non deve essere altro, non adesso, non tra noi. Anche qui mi era sfuggito il significato che si celava dietro a quelle parole. Ero andata avanti, completamente cieca, in preda ad un orgasmo costante. E infine mi aveva abbracciata, le emozioni tra noi, i sentimenti per noi. Dimmi che ti piaccio. L’avevo detto. L’avevo baciato. Ancora. Ancora cosa? Ancora tutto. Sì, ma devo proprio andare, avevo detto dispiaciuta. Peccato, baciami ancora. L’avevo fatto. Ti preparo una sorpresa, la mia passione per te, avevo promesso. Sei bellissima, sensuale, trasgressiva, mi piaci così. E poi mi segui. Ti voglio, adesso, ti voglio mia, avvicinati. Lo avevamo fatto. In un angolo buio, perso, dimenticato. In piedi, d’istinto. Mi aveva spinto contro il muro e alzato la gonna. Non una parola. Le sue mani mi tenevano. Lo sentivo entrare dentro, non vedevo il suo volto, ma lo sentivo dentro di me, che si muoveva contro il mio corpo. Solo gli occhi riuscivo a scorgere nel buio. Perché mi fissavano e non si staccavano dai miei, neanche per un attimo. Il calore dentro che scorreva, e fuori freddo. Lo stringevo a me per non perdere nulla di lui, in quel momento così fugace. Meraviglioso, ti adoro, aveva ammesso lui. Ma da te voglio essere amato, lo pretendo. Pensami, fallo per me, con me, aveva chiesto. Vado, aspettami, aveva detto rassicurante. Una scusa, la più banale. Non è più tornato. È stato bello. Lui, molto più che bello. Ho pianto.
scritto da: valentina | 10:15 | Permalink | commenti (24)
lunedì, 20 ottobre 2008 - LA TERRA DEL GHIACCIO - II
JOKULSAR LAGOON
L’acqua. Quella trattenuta, immobilizzata, intrappolata nel tentativo di fuga. Si scorge qualcosa dalla strada, ghiaccio. Ci si ferma di colpo per scrutare, capire. Mi precipito verso una piccola montagnola di sabbia lavica, la scalo di corsa animata dalla voglia di scoprire cosa si nasconde al di là. In cima la meraviglia, la bellezza di uno scenario inatteso, immobile, sembra, da secoli. Davanti a me una laguna azzurra nelle cui acque galleggiano enormi pezzi di ghiaccio, nel silenzio, nella lentezza secolare dello scioglimento, nel loro inevitabile procedere verso il mare. Una foca nuota davanti a me. Posso scorgerne il capino e a tratti il dorso. Sembra un mondo di altri tempi. Mai visto. Forse è il Paradiso, quello abbandonato, quello perduto. Colori come il rosa del tramonto che indugia, l’azzurro e il grigio perlato delle acque fredde, il bianco candido del ghiaccio, leggero, galleggiante, a tratti colore del cielo, avvolgono tutto intorno esaltando ogni minima forma che si mostra agli sguardi increduli, ammaliati, completamente sedotti da tanta bellezza. Un irrefrenabile desiderio di farne parte, di prendere e di possedere, come se fosse amore. Lo porti alla bocca e lo assaggi. È in te, milioni di anni, in te. È la terra del ghiaccio.
Ancora acqua. Questa volta quella del mare, quella che vince. In una lotta che dura centinaia d’anni. Che ogni anno libera l’acqua intrappolata dal ghiacciaio. Ed è inesorabile, lento e paziente il processo che restituirà, alla fine, al mare le sue acque. Ed è lui, il signore di tutte le acque, il mare, immenso, sconfinato, padrone indiscutibile. Mi fermo come sempre ad ammirarlo, ad ascoltarlo. Uguale a se stesso, qui come altrove. Una forza. Il fascino che subisco da sempre. Una parte di me, viva, che cerco in ogni momento, che mi manca e mi mancherà, ogni istante della mia vita. Il profumo mi riempie la mente, mi parla, parla all’anima. La conosce, la consola, la ravviva. Qui la sabbia è nera, la spiaggia si estende fino a perdita d’occhio, e tutto attorno roccia giovane, nera, frutto del malessere della terra. Le onde sono bianche spumeggianti, e arrivano fin qui, fino ai piedi scalzi. Non mi ritraggo, mi lascio bagnare da queste acque fredde, sconosciute. È il mare, ancora e ancora mare.
scritto da: amelie | 09:46 | Permalink | commenti (15)
giovedì, 16 ottobre 2008 - LA TERRA DEL GHIACCIO - I
PINGVELLIR
La terra è nera. E nelle zone d’ombra brulicano festosi cuscini di muschio verde e bianco. Tra le foglie fitte e minute crescono minuscoli fiori bianchi e viola. Sembra il bosco delle fiabe. Da un momento all’altro ti aspetti che il paesaggio intorno si animi di fate e di gnomi. Siamo nella terra degli elfi. Sconfinata, verde, infinita, estesa. Il silenzio, il vento che sibila alle orecchie suoni appena percettibili. Mi fermo ad ascoltarli. Benvenuti nella terra degli elfi, delle fate, dei troll. Dove la realtà ospita la fantasia.
GEYSER
L’acqua. Sgorga dalla terra, incandescente: una torre spumeggiante che sfida il cielo per poi ricadere soffice in mille gocce, e in una nuvola che sfuma via. E’ la forza della terra, che vive, che respira, si gonfia e poi si sgonfia in un tormentato movimento senza fine, senza sollievo. Si gonfia ancora e trova la forza da sotto, da dentro. Una bolla si riempie fin quanto ce n’è fino ad esplodere immensa. Un frastuono ed esplode, esplode ancora, ancora adesso, ancora oggi, ancora per sempre. Stupore tutte le volte, paura tutte le volte, meraviglia tutte le volte. Meraviglia della natura che muta, che non si ferma, che cerca una via di sfogo. Esplode per poi placarsi, ma è solo un attimo, un frammento di tempo e poi ricomincia.
 
Ancora l’acqua. Quella della superficie. Che scorre, impetuosa, anch’essa alla ricerca spasmodica di una via. Imperversa tra le montagne nere di lava, tra le montagne verdi lussureggianti, venendo giù dirompente, irrefrenabile. Scorre fra la terra, vincente e non curante. Tutto intorno porta il segno del suo passaggio vitale. Cerca la via verso il mare, per affogare nell’immenso delle sue acque e perdersi, finalmente. Possiamo solo ammirarla, senza trovare parole, con lo sguardo inadeguato a catturarne la bellezza, impotenti di fronte alla magia del paesaggio che si lascia intravedere, che si lascia scoprire.
scritto da: amelie | 18:05 | Permalink | commenti (7)
martedì, 14 ottobre 2008 - TI VOGLIO TANT(RA) BENE
Si avvicinano sopra di noi. Sono nude.
Anche noi due, distesi, l’uno di fianco all’altra. Nudi a pancia sotto prima, supini dopo, fino alla fine. Sento le mani di una di loro scivolarmi sulle braccia, sfiorarmi la schiena fin giù, fino al sedere. Poi torna su, solleticandomi il corpo con i capelli, sento il calore della sua bocca. Brividi mi percorrono. L’altra fa lo stesso sul corpo di lui. Poi in parallelo iniziano il massaggio, con mani sapienti, delicate e sinuose.
Mi sento coccolata, quasi amata, questa è la prima sensazione. Da una donna che mi conosce meglio di come io stessa potrei. È un crescendo di sensualità, di sottile piacere. Un coinvolgimento sensoriale incredibile immerso in una dolcezza sconfinata. È come scoprire parti del proprio corpo che, se sollecitate con sapienza, danno una sensazione di piacere mai provata prima.
Le sue dita mi sfiorano, si fermano, vibrano, e poi ripartono da sopra e ancora sotto, dalla schiena al collo e poi ancora lì. Si fermano, stringono, sollecitano e poi ripartano vorticosamente verso su per poi deliziarmi giù, ancora e ancora. La mente si annebbia e il piacere arriva, sublime, intenso, delicato.
Anche per lui, di fianco a me, nello stesso momento.
scritto da: valentina | 08:09 | Permalink | commenti (11)
lunedì, 13 ottobre 2008 - Q&A
Q. “Vieni a letto con me, stasera?” domanda lui innamorato.
A. “Tutte le sere” risponde lei addormentata sul divano.
scritto da: amelie | 08:47 | Permalink | commenti (15)
venerdì, 10 ottobre 2008 - BacioBus
È sempre così quando finisce una festa. La gente si riversa sulla strada, si avvia.
Noi tre, amiche- per- poco, ci rechiamo lente alla solita fermata. Sono stanca e anche un po’ delusa, una serata senza slanci. L’ultima, del resto, e un po’ mi spiace. Mi seggo e guardo in giro sognante. Non vorrei andar via.
“Sei in vacanza?” chiede una voce accanto a me.
Mi giro di scatto, non ho capito cosa dice, ha un accento strano. Ride davanti allo smarrimento dei miei occhi sgranati in cerca del significato delle sue parole. Le ripete divertito. Capisco, finalmente, e rispondo a fatica. Lui cerca di comprendermi, si diverte, mi fa delle battute per me assolutamente incomprensibili.
Non è molto alto, ha gli occhi chiari, carino, simpatico, ci sa fare.
“Prendi anche tu il 360?” chiede e mi cede il passo. Saliamo.
Le mie amiche-per-poco si seggono insieme e non c’è posto per me. Vado più avanti, lui mi segue, sento la sua mano leggera su un fianco. Ci sediamo accanto. Parla, chiede, capisco qualcosa, molto poco. Però quando propone svelto “tra due fermate scendo, vuoi venire con me?” chissà per quale alchimia capisco subito. Sgrano ancora gli occhi e faccio finta di non aver esattamente compreso. 
“Lascia stare” dice rassegnato.
 Gli sorrido innocente e lui ricambia malizioso. Lo fisso negli occhi chiari, divertito alla fine quanto me. Da lontano sento le mie amiche-per-poco sghignazzare e ridere alle mie spalle, mi prendono in giro. Sono invidiose, penso, e non mi curo di loro. Solo amiche-per-poco.
Arriva la sua fermata, si alza in piedi e cerca di dire qualcosa, ma lo spiazzo con un sorriso ingenuo.
Si arrende. Si abbassa per baciarmi sulla guancia. Lo sorprendo girandomi verso la sua bocca. Si alza un attimo e mi guarda, le labbra protese verso di lui. Si riabbassa e mi bacia a lungo.
Ciao. Va via. Mi guarda mentre scende. Ci sorridiamo.
“Bleee, bleee, bleee” schiamazzano le amiche-per-poco “ hai baciato uno sconosciuto, incredibile, che schifo!”.
Io me la rido, e da allora mi porto sempre dietro quel bacio.
scritto da: amelie | 18:37 | Permalink | commenti (10)
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